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Sull’Iva degli eBook

In In evidenza, Mercato e Trend, Varie on 7 luglio 2012 at 11:47

Francia e Lussemburgo hanno dunque provato a forzare lamano e sono incappati in una infrazione europea: questi paesi vevano abbassato l’imposta sugli ebook equiparandola (all’incirca) a quella dei libri cartacei, ma questo, nel vecchio continente che ancora non ha deciso cosa fare in merito, è illecito. Per il momento in Europa i libri hanno un valore culturale soltanto se sono fisici e godono di una imposta ridotta (in Italia il 4%) rispetto a quella dei libri elettronici. Ma quanto durerà?

La questione è nota: il mercato degli ebook è in grande espansione, ma i diversi interessi di editori, distributori, nuovi soggetti come Amazon e Apple, stanno cozzando dentro un’area, dal punto di commerciale, che fatica a mantenere il passo. Le norme comunitarie privilegiano un trattamento di forte disparità fiscale tra le due versioni, ma quando Francia e Lussemburgo si sono accorte di avere sul loro suolo le basi operative di Amazon hanno abbassato l’Iva rispettivamente dal 19 al 7% e al 3%.Il commento europeo alla notifica di infrazione non potrebbe essere più chiaro:

Questa situazione sta creando gravi distorsioni della concorrenza che sono dannose per gli operatori economici negli altri 25 Stati membri, dal momento che i libri digitali possono essere facilmente acquistati in uno Stato diverso da quello in cui risiede il consumatore […] Gli attori locali nel mercato del libro elettronico si sono lamentati che alcuni degli operatori dominanti in questo mercato hanno riorganizzato i loro canali di distribuzione in modo tale da beneficiare di tali aliquote ridotte, che ha apparentemente hanno avuto un effetto grave sulla vendita di libri (sia digitali che tradizionali) negli altri Stati membri nel primo trimestre del 2012.

L’Europa sa molto bene che un libro è un libro e che l’equiparazione dell’Iva è un passaggio inevitabile – tanto che è in programma di legiferare entro la fine del 2013 – ma nessun paese può andare avanti da solo. Questo ne farebbe un fuorilegge. Situazione resa ancora più complicata dall’interesse per il caso del cartello degli eBook che ha coinvolto anche editori europei e che certamente non aiuta ad avere una visione senza preconcetti da parte di Bruxelles.

L’obiettivo comune è quello di creare un mercato unico del libro sotto l’egida delle norme comunitarie con uguale trattamento fiscale, ma è facile immaginare gli ostacoli dei diversi portatori di interesse verso questo traguardo: dalle spinte più innovative dei nuovi soggetti online, a quelle conservative di editori ed autori maggiormente legati alle vecchie regole. Fino alle legislazioni degli stati membri e alla loro fiscalità, dove in questo momento ognuno fa per sé.

Uno dei problemi centrali creati da simili provvedimenti riguarda la maggiore capacità dei grandi distributori internazionali, di adeguare la propria catena di distribuzione rapidamente ,per sfruttare regimi fiscali favorevoli. Ciò andrebbe naturalmente a svantaggio degli editori locali e della concorrenza.

Diversi attori locali del mercato del libro elettronico si sono lamentati – spiega la nella press release –  che alcuni degli operatori dominanti in questo mercato hanno riorganizzato i loro canali di distribuzione in modo da beneficiare di tali aliquote ridotte, cosa che ha apparentemente avuto un pesante effetto sulla vendita di libri (sia digitali che tradizionali) negli altri Stati membri durante il primo trimestre del 2012.”

La riduzione dell’aliquota nei due paesi starebbe così “creando gravi distorsioni della concorrenza che sono dannose per gli operatori economici degli altri 25 Stati membri, dal momento che i libri digitali possono essere facilmente acquistati in uno Stato diverso da quello in cui risiede il consumatore”.

Il problema non è, però, soltanto la potenziale distorsione delle dinamiche competitive; né riguarda esclusivamente gli eBook.

Tradizionalmente la carta stampata e l’industria libraria hanno ricevuto, in varie forme, il sostegno dei governi di molti paesi europei per questioni politico-culturali. Sostegno che spesso ha preso la forma di agevolazioni fiscali e riduzione dell’aliquota dell’IVA, ma di cui non hanno beneficiato né i libri elettronici né i newspaper e i magazine digitali.

L’Unione Europea ha permesso simili interventi di riduzione dell’IVA a favore della stampa nel 2006, ma stando a quanto sostenuto ora, tale concessione non sarebbe espandibile alle pubblicazioni digitali. Il permesso di ridurre l’IVA era stato introdotto, infatti, per una specifica lista di beni e servizi di cui non facevano parte gli eBook; quindi ridurre la tassazione non sarebbe permesso.

Non essendo però esplicitamente vietata dal documento, e non essendo stata  specificamente effettuata una distinzione tra distribuzione a stampa e digitale; simili provvedimenti ricadono in un’area non del tutto chiara.

La Commissione prevede di presentare proposte su una possibile equiparazione dell’IVA per le due forme di distribuzione entro la fine del 2013, ma fino ad allora provvedimenti da parte di singoli paesi potrebbero risultare illegali.

I problemi di fondo sono molti. L’interesse da parte di molti editori tradizionali, meno pronti alla rivoluzione digitale, a preservare un regime fiscale che li avvantaggia è uno degli ostali maggiori; soprattutto quando si crea un’alleanza con l’industria cartaria e le associazioni degli operatori di stampa, entrambe avvantaggiate da simili regimi fiscali.

Rappresenta un ostacolo altrettanto forte la lentezza dei processi di adeguamento delle norme, ai cambiamenti di mercato e tecnologici; e un cultura-politica che in moti casi guarda ancora con un occhio di riguardo a forme editoriali ritenute di maggiore spessore-qualità culturale.

La situazione lentamente si sta evolvendo, ma il passo in avanti di alcuni paesi membri dell’Unione scontrandosi con i ritardi di altri, effettivamente crea una situazione di mercato favorevole.

I cittadini europei restano intrappolati nel mezzo. La riduzione dell’IVA significa, infatti, poter acquistare a prezzi maggiormente ridotti. Contemporaneamente, almeno i cittadini più informati ed attivi, desiderano un’industria editoriale nazionale forte a garanzia della liberta d’informazione ed espressione .

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